Cristina Kristal Rizzo
Fieldchoreography
20.04.2024
Cristina Kristal Rizzo
Fieldchoreography
20.04.2024
Fieldchoreography”,
Cristina Kristal Rizzo,
performance di danza contemporanea a cura di studioconcreto
Attraversare il quartiere esercitando una lettura tra interno ed esterno, abitare i vuoti, scorgere i luoghi del sostare, sottolinearne alcuni particolari elementi. Abbiamo invitato la danzatrice, performer e coreografa Cristina Kristal Rizzo a vivere queste architetture, a rilevarne le caratteristiche attraverso il corpo, per restituire un’immagine coreografica del quartiere INA-Casa in Via del Mare.
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NOTE ( per una coreografia sorgiva )
Provo ad immaginarmi una prima danza che si faccia solo con la presenza del corpo.
E’ fondamentale oggi, qui e ovunque nel mondo, cercare e agire a favore di qualunque libertà esista e coltivarla. Fare spazio. Aumentare i gradi di possibilità e diminuire i gradi di dominio. La danza è un fenomeno energetico, cioè una necessità di muoversi senza significato, di assecondare quella capacità dinamica, sensitiva, immaginifica del corpo e della mente che chiamiamo omeostasi. E’ un moto di felicità, è propriamente il movimento della felicità, niente altro, per questo la specie umana ha sempre danzato in qualche modo e tutte le altre specie danzano a loro modo. La danza è un’anarchica, è il piacere indifferente al potere. La danza è sicuramente femminile, unisce la nostra memoria con il nostro futuro. Bisogna lasciarla apparire, avere cura di questa apparizione, imparare a creare tempo e spazio per la propria danza in un mondo che minaccerà sempre di trascurarla o sminuirla. Un pomeriggio mentre passeggiavo sulla riva di un fiume, in lontananza ho visto degli uccelli, molto eleganti, forse della famiglia dei gabbiani o dei fenicotteri, tutti bianchi, che stavano ad asciugarsi al sole lungo il fiume. Non parlavano ma erano sicuramente insieme. Un gruppo effimero, forse composto sul momento, sicuramente danzavano. Sono un pò sensitiva, nel senso che mi arrivano le energie e le sento, forse siamo tutti sensitivi, tra qualche giorno mi ritrovo a dover fare cose, spettacoli e penso che è completamente una stupida illusione, eppure ancora qualche spiraglio di magia la vedo. Forse bisogna uscire tutti dai sogni di auto affermazione, essere solo corpo. Immagino un’azione comune nello stesso momento in posti diversi e in maniera simultanea, abitare queste strade e anche questi tetti. Nel frattempo leggo questo: ‘Nel 1971 Trisha Brown crea Roof Piece: undici performer danzano sui tetti di Soho a New York, collocati a un isolato uno dall’altro, distanti ma in contatto visivo. Anche il pubblico osserva dai tetti, raccolto in piccoli gruppi, mentre, indifferente, scorre la vita per le strade di quella che le cronache del tempo descrivono come una città fantasma, ormai svuotata dalle persone per i processi di post-industrializzazione e la violenza urbana. Roof Piece è una danza e al tempo stesso un modo inedito di abitare la città, vedendola con nuovi occhi.’ Ho scoperto che nel 2011 l’artista iraniana Anahita Razmi ha rimesso in scena il progetto Roof Piece nella città di Tehran, in un paese, dove la danza stessa e la performance artistica non conforme alle norme del regime islamico sono vietate. La coreografia a Teheran è stata eseguita da artisti locali che hanno creato una nuova versione nelle circostanze restrittive della città, nessun pubblico poteva assistere allo spettacolo. Io sarò sola ma posso provare a trasmettere la mia danza per via telepatica!!! Infine, mi soffermo a meditare su queste note di Aby Warburg da Frammenti sull’espressione: 1 aprile 1888, Amburgo, notte. Le forme attraverso cui il corpo può soddisfare una azione sono infinitamente molteplici. 14 novembre 1891. L’amore per il vivente e il particolare sono ciò che spingono in avanti.1892. Ciò che è mobile consiste nel perdersi nel dettaglio, nel nuovo. Un volgersi in avanti che permane nel dettaglio. Ciò che è stabile, consiste nella contemplazione del dettaglio, nel tranquillizzarsi con un lieve sospiro. Pezzi dispersi in quiete…Nel momento in cui allontaniamo le cose, nel momento in cui produciamo lo spazio noi pensiamo – Io. Nel momento in cui siamo uniti, nel momento in cui siamo assorbiti, siamo materia – niente. Per metà spazio e per metà materia – arte.
Fieldchoreography, INA-Casa Via del Mare.
Cristina Kristal Rizzo
Progetto realizzato con il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, Regione Puglia Fondo per il finanziamento di progetti e attività di interesse generale nel Terzo Settore (artt. 72 e 73 n. D.Lgs. n. 117/2017) – Avviso PugliaCapitaleSociale 3.0