Maeve Brennan
Siticulosa
10.06.2026
Maeve Brennan
Siticulosa
10.06.2026
In occasione della riapertura degli scavi archeologici di Vereto, studioconcreto ha contribuito al programma di attività sul sito con la proiezione in situ di Siticulosa (2025), film dell’artista britannica Maeve Brennan.
La nuova campagna di scavo ha previsto l’adozione di pratiche di archeologia partecipata, aprendo alla comunità lo scavo e le attività di studio dei reperti. Metodologie orientate al coinvolgimento diretto nei processi di ricerca, con l’obiettivo di rafforzare la consapevolezza intorno ai temi della tutela, dell’interpretazione e della valorizzazione del patrimonio archeologico.
In questo contesto, la proiezione di Siticulosa ha offerto un ulteriore dispositivo di lettura del territorio. Attraversando la Puglia, dal Tavoliere al basso Salento, il film costruisce una narrazione stratificata in cui geologia, archeologia ed ecologia si intrecciano, interrogando le trasformazioni materiali e simboliche del paesaggio. Nel suo percorso, l’opera incontra anche la storia degli scavi di Vereto, inscrivendola in una riflessione più ampia sulle pratiche di estrazione, appropriazione e conservazione e sulle relazioni tra ambiente, risorse e insediamento.
La conversazione che ha preceduto la proiezione ha riunito Maeve Brennan, Valentino Nizzo, direttore scientifico dello scavo archeologico di Vereto, Roberto Polo, contadino ed esperto di agricoltura rigenerativa, e Giovanni Giangreco, esperto delle risorse archeologiche e culturali, mettendo in dialogo la ricerca archeologica con le pratiche agricole contemporanee.
Questa relazione ha trovato una traduzione concreta anche nei dispositivi che hanno accompagnato la serata: una selezione di reperti appena rinvenuti è stata presentata accanto alle autoproduzioni locali e alle pratiche di scambio dei semi, facendo emergere forme complementari di conservazione e trasmissione.
Da un lato, il lavoro archeologico interviene sulle stratificazioni e sulle discontinuità del terreno affinché le tracce materiali del passato possano tornare a essere leggibili e interpretabili; dall’altro, il lavoro degli agricoltori, attraverso la coltivazione, la selezione e la trasmissione dei semi, mantiene in vita varietà, pratiche e conoscenze che rischiano di scomparire. In entrambi i casi, la tutela non coincide con la semplice conservazione, ma si configura come un insieme di pratiche capaci di rendere possibile la continuità e la trasmissione di un patrimonio collettivo.
Realizzato in collaborazione con Archeorete del Mediterraneo e il Museo Archeologico di Vereto.